Economia 2.0 e oltre, considerazioni sul futuro oggi



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Su internet l'informazione corre sempre più veloce, YouTube, Twitter, Facebook e altri contenitori producono più informazioni di quante "umanamente" una persona può effettivamente analizzare.

Se una volta il problema era l'approvigionamento delle informazioni ora il problema è inverso, cioé come filtrare le informazioni che realmente ci possono essere utili.
Inoltre, visto che è una corsa a chi arriva primo, le notizie che hanno più seguito (aka successo) sono sempre quelle che seguono la moda o se preferite i trend. Se volete un approfondimento su una certa questione è davvero difficile trovare qualcosa che riesca a dare una visione complessiva dell'argomento. Se volete un esempio ultimo: il caso della mozzerella blu, è partito dalla tv tradizionale e lo si è sviscerato e chiarito sul web, ma difficilmente una notizia diventa all'ordine del giorno partendo dal web.

Finita la premessa noiosa, è arrivato il momento del succo e in questo caso vorrei analizzare alcuni aspetti di questa economia digitale, di come gireranno i soldi e del fatto se può essere più o meno sostenibile e in che modo.

La stampa, gli editori, i giornalisti e gli splog (spam blog)

I giornali cartacei sono in crisi e le edizioni web dei quotidiani copiano le notizie da ansa.it o adnkronos, e io dovrei pagare un abbonamento online per poter leggere delle rielaborazioni di notizie?
Fotte*evi! L'unica carta stampata che ho intenzione di comprare da qui a 2 anni è quella igenica, i libri economici possono ancora aver senso (malgrado ipad e tablet android), ma le notizie stampate che vengono subito vecchie.. NO.
Come se non bastasse ci sono gli splogger che hanno blog di notizie copiate (la libertà è anche questo, esempio cercate AL*SSANDRO NANNI).
Il futuro? Brand personale, reputazione e competenza della propria nicchia. Il mondo cambia, se una volta si comprava un giornale oggi si finanzia un giornalista o un blogger (esempio Byoblu ) engadget

Software e Software as a Service (Saas)

Concettualmente sono 2 cose diversissime, con il Software si vende un prodotto (es la pizza) con il SaaS si vende un servizio (es la connessione ad internet o la vigilanza notturna).
Praticamente non cambia molto all'utente finale. L'utente finale vuole poter scrivere un documento e poterci accedere, che questo venga fatto via Word, OpenOffice o Google Docs (via web) a lui poca importa.
Questo sarà sempre più evidente con la connessione internet disponibile in sempre più posti e a prezzi sempre più accessibili
L'evoluzione? La maggior parte dei software non-critical saranno online, giochi 3d compresi e sarà possibile usarli gratuitamente sotto una certa soglia (FREEMIUM).
Applicazioni critiche come i Navigatori GPS continueranno ad essere anche offline, ma prendendo (illegalmente) le mappe dai servizi online (caching al posto di streaming)

Musica

Continuerà ad esisterere e gli introiti maggiori per i cantanti saranno derivati da concerti dal vivo e cene di gala e merchandising (come appunto dovrebbe essere).
Il futuro? Lady Gaga insegna

Film

Come la musica solo che gli investimenti milionari dovranno essere ridimensionati, la piaga della pirateria e dello streaming sono difficili da combattere. A meno di non monitorare l'attività online di qualsiasi utente. Certo, lo scarica barile tra chi mette i film (e guadagna dalla pubblicità), Megavideo(che guadagna dalla pubblicità) e le Wanna Marchi (che guadagnano dai deficienti) è difficile stabilire chi commette o favorisce il reato.
Il futuro? pubblicità più o meno subliminale nei film, facebook obbligatorio per tutti :D

App Store(s)

A quanto pare l'unico modello di business moderno che crea valore, che riesce a garantire che paghino poco, ma paghino tutti.
Quando nel paradiso terrestre Eva prese la mela e la morsicò, Steve Jobs fece causa a Dio per violazione di trademark e da allora ad ogni Bibbia venduta Steve Jobs riceve il pizzo per la sua enorme creatività.
A sentir parlare i Tg Mimkia sembra che cose inventate dalla Apple non siano mai esistite prima.
La Apple e la Microsoft hanno sempre avuto lo stesso target, il computing alla portata di tutti. Solo che la seconda è cresciuta riempendo tutti i buchi e tutti gli hardware possibili disponibili alla massa, mentre la prima è cresciuta focalizzandosi sugli utilizzi più comuni alla massa e ha prodotto gli oggetti di culto più adatti a quella grande nicchia. 
Il futuro? il modello che il sistema operativo debba supervisionare le applicazioni di terzi è lo stesso che viene usato da decenni su Linux, ma è pericoloso se diventa esclusivo (come su iPhone).
La strada di Android è quella giusta perché permette di avere entrambi i mondi.