Italiani, doppiaggio e inglesismi

Non imbastardiamo l'italiano, ma neanche l'inglese. Concordo pienamente sul fatto che la soluzione spagnola sia preferibile, anche se obbietto all'affermazione che gli italiani usino l'inglese nell'informatica perche` si ritengono piu` scaltri. E` semplicemente un problema di pigrizia e, probabilmente, di avarizia: commissionare traduzioni significa pagare i traduttori. Quanto al fatto che il sottotitolaggio sia essenziale all'apprendimento dell'inglese a livello nazionale, mi pare inconfutabile. "Completamente ridicolo" e` l'asserire il contrario. Il sottotitolaggio (al posto del doppiaggio) non ha certamente nessuna utilita` nell'insegnare l'inglese a chi non l'abbia mai studiato, ma certamente offrirebbe un'eccezionale opportunita` di migliramento a chi gia` un po' lo mastica. In secondo luogo, il capire (anche parzialmente)un film in inglese rappresenterebbe un'auspicabile gratifica per quei giovani (e meno giovani) che tanto si sforzano di apprendere la lingua. La possibilita` di ascoltare e imparare ad apprezzare il dialogo in versione originale potrebbe addirittura trasformare l'inglese da materia scolastica, potenzialmente noiosa, a strumento utile e 'vivo'. E se tutte le considerazioni di cui sopra non dovessero convincere, si prenda il norvegese medio e un italiano di equvalente istruzione e si paragonino le rispettive capacita` nello scrivere, parlare e capire l'inglese. In Norvegia il doppiaggio e` praticamente inesistente, e anche i pescatori s'arrangiano bene con l'inglese. Sara` un caso! Il doppiaggio, inoltre, e` quasi una caricatura del testo originale: a parte le storpiature semantiche imposte dalle costrizioni tecniche, la naturalezza del dialogo e` tale che al confronto i discorsi di Berlusconi suonano leali e privi di secondi fini.

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