Senza voler creare polemiche, mi piacerebbe porre in evidenza che l'uso di vari termini della lingua inglese non è altro che una conseguenza dell'esterofilia che caratterizza alcuni nostri concittadini. Per molti, infatti, usare parole inglesi è un modo per sentirsi più alla moda o, comunque, vicini al villaggio globale. Per altri, invece, si tratta di una mera comodità. Come ha già affermato qualcuno, non esistono parole che non possano essere facilmente tradotte in italiano o create appositamente. Il termine computer, per esempio, già esiste in italiano: elaboratore. Premesso ciò, quindi, rigetto totalmente l'affermazione di chi ha definito l'italiano come una lingua piatta. Se ciò corrispondesse al vero, risulterebbe quantomai curioso che tale lingua possa aver ispirato le opere di Dante, Manzoni, Foscolo e Leopardi, tanto per citarne alcuni. Il medesimo discorso vale per la musica, sia classica che leggera. Se l'italiano fosse piatto, come si spiegherebbe che il pubblico dei teatri inglesi ed americani (ma anche del resto del mondo) resta incantanto nell'ascoltare le romanze delle opere liriche di Verdi o Puccini, tutte scritte in lingua italiana? Perciò, come ho già precisato, l'unico vero problema è dato dalla mentalità degli italiani che vedono in ciò che è straniero un elemento di novità, superiore alle tradizioni nostrane. Gli inglesismi sono fenomeni passeggeri, come gli acquazzoni estivi. Prima o poi, subentreranno altri miti ed altri modelli, a loro volta temporanei. Concludo il mio intervento con una provocazione: se la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dalla Germania, forse gli italiani sarebbero oggi in preda ai germanismi?
L'inglesismo è frutto di un'esterofilia momentanea
Senza voler creare polemiche, mi piacerebbe porre in evidenza che l'uso di vari termini della lingua inglese non è altro che una conseguenza dell'esterofilia che caratterizza alcuni nostri concittadini. Per molti, infatti, usare parole inglesi è un modo per sentirsi più alla moda o, comunque, vicini al villaggio globale. Per altri, invece, si tratta di una mera comodità. Come ha già affermato qualcuno, non esistono parole che non possano essere facilmente tradotte in italiano o create appositamente. Il termine computer, per esempio, già esiste in italiano: elaboratore. Premesso ciò, quindi, rigetto totalmente l'affermazione di chi ha definito l'italiano come una lingua piatta. Se ciò corrispondesse al vero, risulterebbe quantomai curioso che tale lingua possa aver ispirato le opere di Dante, Manzoni, Foscolo e Leopardi, tanto per citarne alcuni. Il medesimo discorso vale per la musica, sia classica che leggera. Se l'italiano fosse piatto, come si spiegherebbe che il pubblico dei teatri inglesi ed americani (ma anche del resto del mondo) resta incantanto nell'ascoltare le romanze delle opere liriche di Verdi o Puccini, tutte scritte in lingua italiana? Perciò, come ho già precisato, l'unico vero problema è dato dalla mentalità degli italiani che vedono in ciò che è straniero un elemento di novità, superiore alle tradizioni nostrane. Gli inglesismi sono fenomeni passeggeri, come gli acquazzoni estivi. Prima o poi, subentreranno altri miti ed altri modelli, a loro volta temporanei. Concludo il mio intervento con una provocazione: se la seconda guerra mondiale fosse stata vinta dalla Germania, forse gli italiani sarebbero oggi in preda ai germanismi?