L’omicidio di Pier Giorgio Welby difficilmente potrà essere “giustificato” ad accanimento terapeutico, perché quello che per Welby appariva un insopportabile mezzo di tortura avverso alla dignità del malato, IL RESPIRATORE, invece è, per tanti altri, un normale strumento ordinario, una cura normale; neppure potrà essere valutato come atto di eutanasia, perché Welby non era un malato terminale, sofferente di dolori “atroci” e insopportabili. Neppure potrà essere giudicato come suicidio assistito. E’ solo e unicamente un omicidio del consenziente. E tralasciando il ruolo di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Concione, per il quale ci auguriamo sia la Magistratura romana capace di fare chiarezza, Marco Riccio, l’anestesista di Cremona che ha staccato la spina a Welby, è il diretto responsabile materiale di questo omicidio.
La Procura della Repubblica ha il dovere di fare luce su questo caso “pietoso”, reso ancora più pietoso dalla politicizzazione che un Ministro dell’attuale Governo, come Emma Bonino, un Segretario Radicale come Marco Cappato ed una intera Dirigenza come la Rosa nel Pugno ne hanno fatto a vessillo delle battaglie partitiche che da sempre li hanno contraddistinti.
In tutto si può supporre di mettere in gioco le vicende politiche di questo paese, ma non si può giocare sulla vita di una persona, per di più malata, strumentalizzando uno stato di sofferenza psicologica per arrivare ad interrompere una vita umana; non si tratta di rivincita di una bioetica laica su quella cattolica, ma di un cinico, spettacolarizzato e disumano reato di omicidio per violazione degli articoli 579 e 580 del codice penale.
A carico di questo personaggio davvero “strano” come è il dottor Marco Riccio, anestesista all’Ospedale di Cremona, fa un effetto ripugnante leggere che egli abbia accettato un tale colpo di scena, prima affermando di non voler più ripetere un atto simile e poi contraddicendo solo il giorno successivo la sua affermazione, in nome probabilmente di un attento e scrupoloso suggerimento legale. È probabile, data l’età e la frequenza di certi ambienti politici così compromessi, che il Dottor Marco Riccio abbia dimenticato il contenuto del Giuramento di Ippocrate. A Lui , come collega, mi permetto di ricordare che tra le tante cose che promettiamo come medici, “ non somministreremo mai a nessuno, seppure richiesto, alcun farmaco mortale e non prenderemo mai iniziativa del genere…”. Provvidenziale forse in tutto questo il declassamento da Primario facente funzione in un Ospedale di paese ad Aiuto nell’Ospedale di Cremona.
E non in ultimo, tra le cose più scandalose che i giornali non hanno ancora divulgato, la contraddizione più forte che i colleghi ospedalieri gli rinfacciano nel ruolo primariale che fino a qualche tempo fa ha ricoperto nell’Ospedale di Codogno: in sala operatoria, tempo fà, ad un paziente, padre di un notabile di Forza Italia in Regione Lombardia, è stata praticata la stessa assistenza terminale riservata a Welby e, mentre per uno strano ritardo di tempistiche, il Dottor Marco Riccio negava di aver autorizzato la “preparazione del paziente al distacco del respiratore”, la denuncia di aver staccato la spina cadde sull’infermiere per il quale è stata aperta un’inchiesta disciplinare. Probabilmente allora, all’Ospedale di Codogno, non conveniva aver autorizzato l’interruzione della respirazione assistita, ma per Welby tutto è cambiato e li sì che per Marco Riccio, l’anestesista determinato e senza scrupoli, c’è stata grande convenienza.
Eraldo Ciangherotti
Presidente Centro Aiuto - Vita ingauno
Vicepresidente FEDERVITA Liguria
welby e il dovere della società di essere complice di omicidio
DIRITTO ALLA VITA,
NON ANCORA DIRITTO ALLA MORTE
L’omicidio di Pier Giorgio Welby difficilmente potrà essere “giustificato” ad accanimento terapeutico, perché quello che per Welby appariva un insopportabile mezzo di tortura avverso alla dignità del malato, IL RESPIRATORE, invece è, per tanti altri, un normale strumento ordinario, una cura normale; neppure potrà essere valutato come atto di eutanasia, perché Welby non era un malato terminale, sofferente di dolori “atroci” e insopportabili. Neppure potrà essere giudicato come suicidio assistito. E’ solo e unicamente un omicidio del consenziente. E tralasciando il ruolo di Marco Cappato, Segretario dell’Associazione Luca Concione, per il quale ci auguriamo sia la Magistratura romana capace di fare chiarezza, Marco Riccio, l’anestesista di Cremona che ha staccato la spina a Welby, è il diretto responsabile materiale di questo omicidio.
La Procura della Repubblica ha il dovere di fare luce su questo caso “pietoso”, reso ancora più pietoso dalla politicizzazione che un Ministro dell’attuale Governo, come Emma Bonino, un Segretario Radicale come Marco Cappato ed una intera Dirigenza come la Rosa nel Pugno ne hanno fatto a vessillo delle battaglie partitiche che da sempre li hanno contraddistinti.
In tutto si può supporre di mettere in gioco le vicende politiche di questo paese, ma non si può giocare sulla vita di una persona, per di più malata, strumentalizzando uno stato di sofferenza psicologica per arrivare ad interrompere una vita umana; non si tratta di rivincita di una bioetica laica su quella cattolica, ma di un cinico, spettacolarizzato e disumano reato di omicidio per violazione degli articoli 579 e 580 del codice penale.
A carico di questo personaggio davvero “strano” come è il dottor Marco Riccio, anestesista all’Ospedale di Cremona, fa un effetto ripugnante leggere che egli abbia accettato un tale colpo di scena, prima affermando di non voler più ripetere un atto simile e poi contraddicendo solo il giorno successivo la sua affermazione, in nome probabilmente di un attento e scrupoloso suggerimento legale. È probabile, data l’età e la frequenza di certi ambienti politici così compromessi, che il Dottor Marco Riccio abbia dimenticato il contenuto del Giuramento di Ippocrate. A Lui , come collega, mi permetto di ricordare che tra le tante cose che promettiamo come medici, “ non somministreremo mai a nessuno, seppure richiesto, alcun farmaco mortale e non prenderemo mai iniziativa del genere…”. Provvidenziale forse in tutto questo il declassamento da Primario facente funzione in un Ospedale di paese ad Aiuto nell’Ospedale di Cremona.
E non in ultimo, tra le cose più scandalose che i giornali non hanno ancora divulgato, la contraddizione più forte che i colleghi ospedalieri gli rinfacciano nel ruolo primariale che fino a qualche tempo fa ha ricoperto nell’Ospedale di Codogno: in sala operatoria, tempo fà, ad un paziente, padre di un notabile di Forza Italia in Regione Lombardia, è stata praticata la stessa assistenza terminale riservata a Welby e, mentre per uno strano ritardo di tempistiche, il Dottor Marco Riccio negava di aver autorizzato la “preparazione del paziente al distacco del respiratore”, la denuncia di aver staccato la spina cadde sull’infermiere per il quale è stata aperta un’inchiesta disciplinare. Probabilmente allora, all’Ospedale di Codogno, non conveniva aver autorizzato l’interruzione della respirazione assistita, ma per Welby tutto è cambiato e li sì che per Marco Riccio, l’anestesista determinato e senza scrupoli, c’è stata grande convenienza.
Eraldo Ciangherotti
Presidente Centro Aiuto - Vita ingauno
Vicepresidente FEDERVITA Liguria