Condivido: si fa un abuso dei termini inglesi, anche dove esiste una piu' precisa e chiara parola italiana. Ma questo fa parte della nostra innata esterofilia, c'e' poco da fare. Ci sentiamo piu' intelligenti a parlare di "target" invece che di "destinatari". Faccio spallucce e vado oltre.
Pero', la miseria, se vogliamo usare termini inglesi, che almeno siano corretti!
Ecco un esempio: qualche governo fa un brillante Ministro della Repubblica (mi sembra la Bindi ma potrei sbagliarmi) propose l'introduzione della "Sanity Card", volendo intendere una specie di scheda nella quale potesse essere registrata tutta la storia clinica di un paziente. Una scheda da portarsi dietro come una carta di credito, a disposizione di ogni ospedale o medico avessimo la sfortuna di incappare. Bella idea. Ovviamente non se n'e' fatto piu' niente.
Pero', se uscendo dalla metropolitana di Londra mi fossi slogato una caviglia e avessi detto ai solerti medici che mi avrebbero accudito: "This is my Sanity Card", come minimo mi avrebbero guardato con stupore chiedendosi da quando in qua in Italia bisogna andare in giro con un documento che attesti la sanita' di mente del portatore.
"Sanity", infatti, e' un classico "falso-amico" che non significa "Sanita'" o "Sanitaria" bensi' indica la specifica: "Sanita' mentale". Ad esempio: "You are insane!".
"Sanita'" per come la intendiamo noi, in inglese si dice: "Health Care", o piu' brevemente: "Health".
Di questi strafalcioni ne e' piena non solo la storia Pubblica ma anche la piu' creativa realta' privata ed aziendale (insegna di un negozio di abbigliamento: "New Feshion").
Se dunque dobbiamo rassegnarci ad usare l'inglese mentre parliamo italiano, "no problem". Ma almeno parliamolo bene, l'inglese. Echecacchio. Anzi, hell.
che almeno l'inglese sia corretto!
Condivido: si fa un abuso dei termini inglesi, anche dove esiste una piu' precisa e chiara parola italiana. Ma questo fa parte della nostra innata esterofilia, c'e' poco da fare. Ci sentiamo piu' intelligenti a parlare di "target" invece che di "destinatari". Faccio spallucce e vado oltre.
Pero', la miseria, se vogliamo usare termini inglesi, che almeno siano corretti!
Ecco un esempio: qualche governo fa un brillante Ministro della Repubblica (mi sembra la Bindi ma potrei sbagliarmi) propose l'introduzione della "Sanity Card", volendo intendere una specie di scheda nella quale potesse essere registrata tutta la storia clinica di un paziente. Una scheda da portarsi dietro come una carta di credito, a disposizione di ogni ospedale o medico avessimo la sfortuna di incappare. Bella idea. Ovviamente non se n'e' fatto piu' niente.
Pero', se uscendo dalla metropolitana di Londra mi fossi slogato una caviglia e avessi detto ai solerti medici che mi avrebbero accudito: "This is my Sanity Card", come minimo mi avrebbero guardato con stupore chiedendosi da quando in qua in Italia bisogna andare in giro con un documento che attesti la sanita' di mente del portatore.
"Sanity", infatti, e' un classico "falso-amico" che non significa "Sanita'" o "Sanitaria" bensi' indica la specifica: "Sanita' mentale". Ad esempio: "You are insane!".
"Sanita'" per come la intendiamo noi, in inglese si dice: "Health Care", o piu' brevemente: "Health".
Di questi strafalcioni ne e' piena non solo la storia Pubblica ma anche la piu' creativa realta' privata ed aziendale (insegna di un negozio di abbigliamento: "New Feshion").
Se dunque dobbiamo rassegnarci ad usare l'inglese mentre parliamo italiano, "no problem". Ma almeno parliamolo bene, l'inglese. Echecacchio. Anzi, hell.
fleo.